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Disastro Sarri, i motivi di un progetto mai decollato

Il primo tempo della Juventus a Lione ha rasentato l’inosservabile. Un approccio alla gara squallido, che ha inorridito tifosi e addetti ai lavori, per quello che era il primo grande appuntamento europeo della stagione, terminato con un’inaspettata sconfitta, contro una squadra ottava in Ligue 1. L’ennesima prestazione incolore di un’annata che, al momento, resta positiva nei risultati, ma dannatamente priva di slanci nella qualità del gioco.
È arrivato il momento, quindi, dopo 7 mesi di gestione, di fare un primo bilancio sull’ esperienza bianconera di Maurizio Sarri. Non mi soffermerò sulle perlustrazioni nasali in conferenza stampa, le sputate per terra a bordo campo, le uscite infelici nelle interviste e la totale assenza di classe nell’abbigliamento: Sarri è stato ingaggiato dalla Juventus per ergere la squadra a un livello di gioco superiore, e questo deve essere, di conseguenza, l’unico parametro da analizzare sino a questo momento.
La Vecchia Signora, questa stagione, ha sempre e solo battuto i propri avversari per superiorità di organico e valore dei propri fuoriclasse; non ha mai, al contrario, superato le rivali grazie a una qualità di palleggio sovrastante, o una preparazione tattica in grado di imbrigliare le rivali. Cosa avvenuta, viceversa, ad esempio, nel doppio confronto Supercoppa-campionato dalla Lazio di Simone Inzaghi, capace di vanificare tutto il potenziale bianconero, inerme di fronte all’ordine tattico Biancoceleste.
È alquanto incredibile come, dopo circa 200 giorni di lavoro a Torino, Sarri non sia riuscito ad elevare la propria squadra ad uno step superiore; la Juventus gioca esattamente come a settembre: lenta nel possesso, prevedibile nelle trame di gioco, timida agonisticamente e, soprattutto, fragile difensivamente, fatto quasi mai avvenuto con Conte ed Allegri. Il continuo cambio di modulo, alla ricerca di una quadratura del cerchio che inesorabilmente non arriva mai, è la conferma di come Sarri stia cercando qualcosa che non trova, nonostante un Dybala mai così trascinante e un Ronaldo da record. Sicuramente alcuni fattori non lo aiutano: il centrocampo è il peggiore dai tempi di Felipe Melo – Aquilani, di un decennio fa; tutti i nuovi acquisti tranne De Ligt stanno deludendo e alcuni giocatori chiave come Douglas Costa e Chiellini sono stati fermi ai box per infortunio per troppo tempo.
È arrivato il momento di dare una svolta, perché la Juve è ancora in lotta su tutti i fronti e perché i trofei si sollevano in primavera; per rendere vittoriosa la stagione, però, serve un cambio di marcia drastico, sotto ogni punto di vista. Maurizio ha il tempo, gli uomini e la fiducia societaria alle spalle per rendere speciale questo 2020, confermandosi in campionato e cercando di raggiungere il sogno-ossessione Champions League.