Posso raccontarvi, con infantile entusiasmo e un pizzico di orgoglio, che iniziai a seguire ossessivamente Leclerc sin dall’esordio in GP3 nel 2016: lessi sui giornali di un ragazzino monegasco della Ferrari Driver Academy che avrebbe fatto parte del campionato dell’attuale Formula 3.
In queste 6 stagioni non mi sono mai perso neppure una sua gara, tra live e registrazioni, né nelle categorie minori, dove vinse dominando entrambi i campionati, né tantomeno in Formula 1, tra Alfa Romeo e Ferrari. Restai subito rapito dal suo rendimento costante, di disarmante maturità e intelligenza, abbinato a una selvaggia spettacolarità, con cui incantava gli occhi dei telespettatori: dominante su ogni pista, capace di manovre impensabili, sorpassi mozzafiato e feroci duelli corpo a corpo. Accendevo il televisore solo per guardarlo e supportarlo, con l’assoluta certezza che un fenomeno di tale caratura non solo avrebbe fatto strada, ma sarebbe arrivato in Ferrari entro 3 anni.
Charles mi ha trasmesso, sin dall’inizio, un’energia speciale, capace di riportare alla mente racconti, immagini e aneddoti di un automobilismo d’altri tempi, fatto di solo istinto, guida, talento e percezioni innate. Quelle stesse percezioni ed emozioni che leggo negli occhi di tutti quegli appassionati e tifosi, di generazioni ben distanti dalla mia, con cui mi soffermo a fare due chiacchiere in tribuna a Monza o a Montecarlo, ogni anno. Mi ha sempre stupito come la figura di Gilles Villeneuve sia sempre e comunque al primo posto nei cuori di ciascuno di loro: quando si parla di Gilles, il loro tono di voce si veste di entusiasmo e commozione, gli occhi si fanno umidi, gli sguardi si accendono. Pazzesco che cosa abbia determinato nel popolo ferrarista un pilota che ha vinto solo 6 gare in carriera senza aggiudicarsi alcuna Corona iridata.
Charles Leclerc è in grado di determinare, a distanza di 40 anni dall’epoca di Gilles, tutto questo: l’emozione capace di andare oltre al risultato, entusiasmando interi autodromi e fedi sportive, elettrizzati da tonnellate di adrenalina. Mi sono consapevolizzato definitivamente sul binomio Charles-Gilles assistendo dal vivo all’apoteosi monzese del 2019, ma la gara capolavoro di Silverstone di settimana scorsa è stata la pennellata finale di un quadro fatto di pura emozione, un quadro firmato Charles Leclerc e Gilles Villeneuve.
