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Sean Connery: l’omaggio al mio Mito, a un anno dalla scomparsa

Sean Connery ci ha lasciato. La leggenda del cinema, il James Bond per antonomasia, uomo inimitabile, si è spento all’età di 90 anni, dopo una lunga malattia. Un personaggio semplicemente ineguagliabile per charme, ironia, classe, portamento. Indimenticabile in innumerevoli ruoli cinematografici, con interpretazioni uniche.

Sean, da ragazzo, ha dovuto sporcarsi le mani come pochi altri, svolgendo lavori profondamente umili per cercare di impugnare il proprio destino e il proprio futuro, dando forma ai propri sogni, sino alla telefonata che diede inizio alla carriera Hollywoodiana.
Sean era capace di riflettere sul grande schermo ciò che era nella vita privata: uomo dalla personalità gigantesca, dal carattere abbagliante, capace di entusiasmare intere folle di ogni generazione, ammaliate di fronte alla grandezza della sua anima.
Un uomo di un tale carisma da andare a ridefinire profondamente la figura di James Bond, ben più seriosa nei romanzi di Ian Fleming, grazie ai suoi atteggiamenti di assoluta brillantezza, disinvoltura e umorismo, che hanno reso 007 un personaggio cinematografico trasversale, entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo di ciascuno di noi. Oltre al ruolo dell’iconica spia inglese, ricordiamo interpretazioni capolavoro in film come “The Rock”, “Il Nome della Rosa”, “Scoprendo Forrester”, “Mato grosso”, “Sol Levante” e “Gli Intoccabili”, che gli valse l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Sono cresciuto, sin da bimbo, guardando con occhi incantati tutti i suoi film, imparandone a memoria le battute, carpendone gesti, atteggiamenti, modi di porsi; ho passato ogni anno della mia vita ammirandolo incondizionatamente, volendogli bene come se fosse un concreto affetto personale della mia esistenza, sognando utopisticamente di essere come lui.
Il più grande pregio di Sean credo fosse proprio questo: tracciare negli occhi e nelle anime di chi lo osservava una tale ammirazione da influenzarne il modo di comportarsi, di apparire, di essere.
Sean Connery ha significato tantissimo nella mia vita, determinando parte di ciò che sono.

Non ti dimenticheremo mai Sean, grazie di tutto.

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La vita è adesso: riscopriamo la felicità con l’estate dopo la pandemia

Dopo mesi laceranti è arrivato il momento di assaporare di nuovo ciò che di meraviglioso la vita ci offre ogni giorno, facendo sì che l’estate ci entri nei polmoni e nei cuori, vivendo queste settimane come una sublime liberazione da tutto quello che abbiamo patito, subìto, sofferto, vissuto.

L’estate è un sentimento, un’emozione che percepiamo sulla pelle, che ci dona giornate più lunghe, più ricche, più coinvolgenti. È la stagione degli aperitivi in riva al mare, delle camicie di lino sventolanti, degli amici riscoperti; stagione di gelati che si sciolgono al sole, di bagni a mezzanotte, di panorami mozzafiato da vette e scogliere; è la stagione in cui si viaggia con treni, aerei, auto, biciclette e fantasia; stagione di innamoramenti, di primi baci, di salsedine sul viso, di passeggiate di prima mattina verso montagne così alte da abbracciare il cielo; di radio accese a tutto volume, di cuori bagnati di lacrime per una storia che sarebbe dovuta finire in modo diverso.

Non importa quanto tempo ci concedano lavoro, impegni e studio, facciamo sì che quel tempo sia valorizzato, goduto, vissuto davvero. Non facciamoci prosciugare di energie e serenità da ciò che colora di grigio le nostre giornate. Viviamo questa stagione con la consapevolezza che sarà unica nel suo genere, perché alzarsi da terra, anche di solo qualche centimetro, dopo aver toccato il fondo, è una sensazione meravigliosa. Facciamo sì che sia un’estate indimenticabile, perché oggi, come non mai, “La vita è adesso”.

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Auguri Claudio, patrimonio dell’emotività collettiva

Tanti Auguri Claudio! Compie 70 anni un vero e proprio patrimonio dell’emotività collettiva: cantautore, artista, uomo che ha sprigionato, dai propri pensieri, testi, note e composizioni, una luce unica, capace di irradiare tre generazioni. Baglioni ha cantato la propria vita, entrando nelle vite degli altri; ha saputo creare immagini, storie e panorami di una potenza evocativa unica, capace di insidiarsi nel profondo di cuori e menti, lasciando il proprio marchio nella cultura popolare del nostro Paese.

Con un timbro vocale semplicemente inconfondibile, Claudio Baglioni ha tracciato una carriera costellata di successi straordinari, a suon di record assoluti (1985, “La vita è adesso“, 4,5 milioni di copie vendute in Italia, 27 settimane consecutive primo in classifica; 1998, Stadio Olimpico di Roma, 90mila persone in un solo stadio; Capodanno 2000, 300mila persone a Piazza San Pietro; oltre 60 milioni di dischi complessivi venduti nel nostro Paese, più di 2mila concerti).

Tuttavia, il valore artistico e umano di Claudio non si misura dai record raggiunti, ma dalle emozioni che ha saputo generare: ha raccontato slanci, sofferenze, sentimenti, amori, amicizie, illusioni e disillusioni, in modo tanto reale e pragmatico quanto magico e sognante, sapendo toccare in noi corde uniche, nascoste, intime; Baglioni ha creato e propagato un linguaggio universale capace di colpire, con meravigliosa precisione, le coscienze di chi lo ascoltasse.

Dagli Anni Settanta ad oggi, l’Italia ha attraversato 50 anni di mode e rivoluzioni culturali: le canzoni di Claudio Baglioni ci sono sempre state… Un fil rouge fatto di pietre miliari, capaci di vincere il tempo.

Le parole di Claudio volano tra le ore delle nostre giornate, ci tornano in mente quando ci troviamo di fronte a una decisione da prendere, proviamo un’emozione nuova, compiamo un gesto di altruismo, guardiamo negli occhi chi amiamo, ci innamoriamo, consoliamo un amico o abbiamo il cuore stanco per delusioni, tormenti e malinconie.

Chi ascolta Baglioni, quando prova un’emozione, sensazione o suggestione, la vive in modo più totale, la interpreta in modo più profondo, la percepisce in modo più travolgente, poiché, dell’amore e della vita, conosce più sfaccettature, colori e profumi. Noi, decine di milioni di fan in giro per il mondo, non smetteremo mai di ringraziare Claudio per tutto ciò che ha saputo trasmetterci: ciascuna nostra avventura e disavventura emozionale ha Claudio Baglioni come sfondo e sottofondo… Una colonna sonora che accompagna, inesorabile, le sceneggiature delle nostre vite.

Tanti auguri Claudio e, ancora, grazie, perché come pochi altri affetti speciali della mia vita, mi hai insegnato ad amare e vivere.


Trovi l’articolo anche sulla pagina ufficiale http://www.doremifasol.org al seguente link: https://www.doremifasol.org/news/2021/05/20/claudio-baglioni-patrimonio-dellemotivita-collettiva/

E in molti altri siti nazionali

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Cuori temprati e occhi bagnati: l’amore ai tempi del Covid

Innamorarsi è una delle note più incantevoli dello spartito della nostra vita; ci sembra di vivere un sogno ad occhi aperti, amori tanto intensi da sentir l’esigenza di alzare lo sguardo con l’astratto desiderio di ringraziare, poiché quella magia sta proprio capitando a noi.

Contestualizzare queste meravigliose emozioni nel 2020 è moralmente estenuante, poiché il Covid ci ha prosciugato l’anima. Portiamo con noi vuoti incolmabili per addii a persone care che hanno raggiunto il cielo, abbiamo perso posti di lavoro, abbiamo rinunciato a viaggiare, vedere amici fraterni, praticare gli sport che amiamo e, infine, ciascuno di noi si è trovato costretto a rinunciare alla persona che occupa il tassello più coinvolgente dei nostri cuori: la ragazza di cui sono innamorato, le ragazze di cui siete innamorati. Milioni di storie d’amore sono messe a dura prova da quella distanza maledetta, prima irrilevante, oggi incolmabile. Siamo chiusi nelle nostre case, nei nostri comuni, nelle nostre regioni, nelle nostre solitudini, non potendo raggiungere la persona che dava un senso alle nostre giornate.

Alleviamo la distanza con telefonate e videochiamate, ma la tristezza, anziché dissolversi, si consolida. Sentirsi o vedersi attraverso un display è come ammirare un panorama mozzafiato da una cartolina o poter appena bagnare le labbra da una sorgente d’acqua cristallina. La nostalgia ci bussa alla porta in ogni sua sfumatura, quella nostalgia che ci accompagna, come un’ombra, nelle nostre piatte giornate. Ci mancano mille sensazioni, profumi e colori, con tanta amarezza addosso; amarezza di non poterle più consolare, senza distogliere lo sguardo dai loro volti; nostalgia di non poterci più sciogliere come ghiaccioli al sole nel vederle sorridere e stupirci ogni volta che ci perdiamo nei loro occhi. Ci manca vedervi ridere, ballare, truccarvi, commuovervi, provare vestiti, ci manca prendervi per mano, abbracciarvi, stringervi forte. Non possiamo più progettare, condividere, sognare insieme, trovati costretti a trasformare i nostri orizzonti oceanici in misere pozzanghere ingrigite. Ci scopriamo fermi a fissare il vuoto, volgendo in buio il mondo che ci avvolge.

È un periodo dannatamente complicato, per cui dobbiamo tirare fuori ogni granello di forza che possediamo, trasmettendo loro serenità, sicurezza, amore, stabilità… È in queste circostanze che si pesano le anime degli uomini. Possiamo solo, feriti e stanchi, vivere queste nostre storie, sino all’ultimo istante, dando tutto noi stessi, sperando in un domani migliore, perché “È meglio amare e perdere, che vincere e non amare mai”.

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Nonno se n’è andato, la mia famiglia s’è ammalata: spero che ora apprezzeremo le piccole cose

Il Coronavirus ci ha consegnato delle storie struggenti, capitoli drammatici di sconfinata umanità, capace di abbattere muri e oltrepassare ostacoli; trame che, a differenza di cifre di morti e di contagi, non finiranno sui libri di storia, ma andranno a tracciare un segno nelle anime di tutti coloro che hanno provato l’atroce esperienza di viverle.

Personalmente, aver perso mio nonno, straordinaria figura della mia vita, e aver visto la mia famiglia, interamente malata, soffrire ogni giorno tra febbre e tosse, devastata nel fisico e nel cuore, è stato straziante. Abbiamo trascorso settimane difficilissime, tra dolore, tristezza, malinconia e angoscia; giornate di medicine, misurazioni e telefonate dall’ospedale.

Ma c’è sempre un gancio di speranza, ottimismo e voglia di futuro a cui aggrapparsi. Questo periodo deve essere motivo di arricchimento morale per tutti noi, un cruento fatto di vita che non può aver lasciato indifferenti i cuori delle persone.

Molti che pregavano di trovarsi in un mondo diverso, in realtà avevano solo bisogno di occhi diversi per guardare il mondo; ragazze e ragazzi che finalmente, anche solo per un istante, si sono discostati dal dare importanza ai beni materiali, impegnandosi a confortare un parente straziato anziché pensare all’ultimo modello di cellulare, o facendo una telefonata per farsi sentire vicino a un amico in difficoltà, piuttosto che attendere con ansia l’imminente, alcolico, sabato sera. Rivedere padri e madri di famiglia riassaporare finalmente l’essenza della propria esistenza, rispolverando il rapporto coi propri figli; riscoprire famiglie aperte al dialogo e non ovattate davanti a schermi di cellulari e televisori. Spero e credo che questo dramma mondiale abbia portato finalmente a capire, a più persone possibili, di come la vita sia fatta di valori e non di cose di valore.

Mi auguro che da oggi in poi apprezzeremo maggiormente le piccole cose, sfoggeremo il nostro sorriso ben più spesso di quanto facessimo prima, saremo più disposti a far star bene gli altri, con un gesto di altruismo, una parola giusta al momento giusto o una pacca di solidarietà sulla spalla di un amico.

Stiamo vivendo emozioni che non ci abbandoneranno mai, che saranno sempre parte di noi; emozioni attraverso cui dobbiamo crescere… Abbiamo il dovere morale di farlo.

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“Non perdete mai fiducia nel futuro”

Credo che la dote più ammirevole dell’esistenza di ogni essere umano sia la tenacia nel ricercare la felicità. Ognuno di noi percorre una propria strada, chiamata vita, tracciata da un segmento meraviglioso, dipinto di esperienze ed emozioni. Per poter raggiungere la felicità, però, non è unicamente importante ciò che il destino ha in serbo per noi, ma, soprattutto, risulta fondamentale la capacità di saper essere felici, volendo il bene di sé stessi e delle persone verso cui proviamo amore e affetto. Durante la nostra vita, però, ci troviamo di fronte a imprevisti, difficoltà, sconforti e lutti che destabilizzano la serenità di ciascuno di noi: situazioni, avvenimenti e dinamiche impronosticabili che piombano prepotentemente nella nostra esistenza e, ostinatamente, non ci vogliono abbandonare.

Nel dicembre 2011 mi sono ammalato di mononucleosi, una patologia di entità generalmente modesta e innocua, che, però, può manifestarsi attraverso forme dannatamente gravi, dalle strazianti conseguenze. Nel mio caso, purtroppo, la malattia si è presentata sotto le peggiori vesti possibili: ho passato 30 mesi della mia vita con la febbre, inesorabilmente superiore almeno al 38, costretto a restare chiuso in casa e ad uscire solo per visite mediche ed esami del sangue. Sono stato, naturalmente, costretto a smettere di fare sport (folle passione della mia vita) e ho dovuto rinunciare a provare nuove esperienze, conoscere persone, vivere fresche emozioni. Per colpa della malattia, non potendo frequentare la scuola, ho dovuto affrontare una situazione che non avrei mai anche solo potuto immaginare di pronosticare: essere bocciato. Io, proprio io, “il ragazzo modello, primo della classe”, abituato a ricevere solo elogi da insegnanti, parenti e conoscenti, mi ritrovavo chiuso in casa, inerme, senza una vita sociale e con 2 anni scolastici da recuperare. Durante questo lungo periodo, però, non mi sono mai abbattuto, ho sempre nutrito la speranza di guarire presto, di guardare avanti e di vivere con positività, cercando, attorno a me, dettagli, sfaccettature e circostanze che mi potessero rendere felice, nonostante la luce alla fine del tunnel non si scorgesse affatto. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la mia famiglia, che ogni giorno, con piccoli e grandi gesti, non mi ha mai fatto perdere il sorriso e la gioia di vivere. Durante l’estate 2014 le difese immunitarie hanno cominciato finalmente a ristabilizzarsi, l’organismo ha iniziato progressivamente a riprendersi e la febbre a scomparire.

Dopo questa straziante esperienza mi sono reso conto di come la felicità, nella vita di tutti i giorni, sia tutt’altro che scontata: dovremmo soffermarci ad apprezzare le piccole cose, i sorrisi, i gesti di altruismo e di condivisione, riflettendo su cosa sia realmente importante. Io per due anni e mezzo ho ritenuto un privilegio inarrivabile ciò che per molti risultava essere la banale quotidianità, ovvero il poter vivere ogni giorno senza profonde restrizioni che mi negassero tutto ciò che le persone “normali” fossero in grado di fare. Oggi ho, da pochi giorni, concluso l’esame di maturità, con un risultato che mi inorgoglisce nel profondo; ho una vita splendida, una famiglia meravigliosa, amici irrinunciabili e da marzo 2017 ho il privilegio di scrivere per Bergamonews, trasmettendo la mia passione per il calcio, per la Formula 1 e per la Ferrari.

Ho raccontato un frammento della mia storia per dirvi che gli ostacoli sono fatti per essere oltrepassati e i muri per essere abbattuti, credete sempre in voi stessi, abbiate fiducia nel futuro, vivete ogni difficoltà con tenacia, ambizione e speranza, con la consapevolezza che “se lo puoi sognare, lo puoi fare”.


13/08/2018

Trovi l’articolo anche su https://www.bergamonews.it/ al link https://www.google.com/amp/s/www.bergamonews.it/2018/07/13/daniele-la-fine-della-maturita-nonostante-la-malattia-non-perdete-mai-fiducia-nel-futuro/286512/%3famp