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Formula 1 e Ferrarismo

Carlo XVI Re d’Italia

La frase “io c’ero“, tanto semplice quanto straordinaria nel proprio intimo significato, sigilla al meglio l’eterno ricordo che accompagnerà gli oltre centomila italiani presenti all’Autodromo di Monza domenica 1° settembre 2024.
Un tripudio totale, tra picchi di incontrollabile adrenalina e attimi di profonda commozione. L’impresa di Leclerc e della Ferrari ha portato la firma autentica di ciascuno degli spettatori presenti sugli spalti del Tempio della Velocità, senza alcuna esclusione: tutti hanno partecipato attivamente a un trionfo di italianità, un esasperato vento di passione che ha spinto Charles fino alla bandiera a scacchi. Non avevo mai assistito a un tale delirio collettivo. La vittoria del 2019, per quanto grandiosa, non aveva saputo toccare l’apogeo di domenica. Tra Charles e il popolo ferrarista, in questi cinque anni, si è sedimentato un rapporto estremamente sfaccettato, declinato in vittorie grandiose, ma anche in angosce collettive. In quasi sei stagioni, i ferraristi e il loro beniamino hanno condiviso le stesse emozioni, di gara in gara, tra auto dannatamente prive di performance e weekend tormentati da sfortune e fatalità sportive. Oggi Charles è amato nel profondo perché è conosciuto nel profondo.
In questo secondo trionfo, l’empatia tra pilota e pubblico ha toccato apici senza precedenti. Per questo, l’emozione è stata incomparabile. Sulle tribune, donne e uomini di ogni età sono scoppiati in lunghi pianti. Bambini a occhi sognanti continuavano a saltare e a urlare, come se ciò a cui stessero assistendo fosse più grande della loro immaginazione. La corsa sotto al podio, culminata con un Inno di Mameli cantato a squarciagola, rappresenta la miglior cartolina che l’Italia sportiva possa donare al mondo intero. Eccellenza, passione, bellezza.
Un senso d’appartenenza inavvicinabile, una seconda pelle per decine di milioni di persone, uniti sotto un’unica bandiera.
Grazie Charles, Grazie Ferrari.

Photo: Eurosport Italia

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Formula 1 e Ferrarismo

Charles Leclerc e Gilles Villeneuve, l’emozione oltre il risultato

Posso raccontarvi, con infantile entusiasmo e un pizzico di orgoglio, che iniziai a seguire ossessivamente Leclerc sin dall’esordio in GP3 nel 2016: lessi sui giornali di un ragazzino monegasco della Ferrari Driver Academy che avrebbe fatto parte del campionato dell’attuale Formula 3.

In queste 6 stagioni non mi sono mai perso neppure una sua gara, tra live e registrazioni, né nelle categorie minori, dove vinse dominando entrambi i campionati, né tantomeno in Formula 1, tra Alfa Romeo e Ferrari. Restai subito rapito dal suo rendimento costante, di disarmante maturità e intelligenza, abbinato a una selvaggia spettacolarità, con cui incantava gli occhi dei telespettatori: dominante su ogni pista, capace di manovre impensabili, sorpassi mozzafiato e feroci duelli corpo a corpo. Accendevo il televisore solo per guardarlo e supportarlo, con l’assoluta certezza che un fenomeno di tale caratura non solo avrebbe fatto strada, ma sarebbe arrivato in Ferrari entro 3 anni.

Charles mi ha trasmesso, sin dall’inizio, un’energia speciale, capace di riportare alla mente racconti, immagini e aneddoti di un automobilismo d’altri tempi, fatto di solo istinto, guida, talento e percezioni innate. Quelle stesse percezioni ed emozioni che leggo negli occhi di tutti quegli appassionati e tifosi, di generazioni ben distanti dalla mia, con cui mi soffermo a fare due chiacchiere in tribuna a Monza o a Montecarlo, ogni anno. Mi ha sempre stupito come la figura di Gilles Villeneuve sia sempre e comunque al primo posto nei cuori di ciascuno di loro: quando si parla di Gilles, il loro tono di voce si veste di entusiasmo e commozione, gli occhi si fanno umidi, gli sguardi si accendono. Pazzesco che cosa abbia determinato nel popolo ferrarista un pilota che ha vinto solo 6 gare in carriera senza aggiudicarsi alcuna Corona iridata.

Charles Leclerc è in grado di determinare, a distanza di 40 anni dall’epoca di Gilles, tutto questo: l’emozione capace di andare oltre al risultato, entusiasmando interi autodromi e fedi sportive, elettrizzati da tonnellate di adrenalina. Mi sono consapevolizzato definitivamente sul binomio Charles-Gilles assistendo dal vivo all’apoteosi monzese del 2019, ma la gara capolavoro di Silverstone di settimana scorsa è stata la pennellata finale di un quadro fatto di pura emozione, un quadro firmato Charles Leclerc e Gilles Villeneuve.