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Botswana, oltre il Safari

Okavango Delta🔹Moremi Game Reserve🔹Savuti Marsh🔹Chobe National Park🔹Victoria Falls

Il nostro itinerario ha inizio lambendo le soglie di uno degli ecosistemi più straordinari del pianeta, a Maun, autentica porta d’accesso all’incanto del delta dell’Okavango. Qui, un’escursione in barca di un’ora ci regala i primi sussulti: un ricamo infinito di uccelli in volo, il profilo di un gruppo di ippopotami che affiora dalle acque e un tramonto infuocato che tinge il cielo di assoluto. Ma è l’indomani mattina che ha inizio lo stupore, donandoci piena consapevolezza della bellezza dell’Okavango. A bordo di un aeroplanino ci solleviamo in cielo per abbracciare la visione d’insieme del delta: davanti ai nostri occhi si svela una magia geografica ed emotiva sospesa tra luce e silenzio, dove i canali smeraldini disegnano geometrie impossibili, in un territorio che, senza tale miracolo, sarebbe desertico. Volare sospesi su quella distesa sterminata ci evoca la maestosa e struggente grandezza delle scene di film leggendari come La mia Africa o le pagine dei migliori romanzi, regalandoci immediata consapevolezza di trovarci al cospetto di una natura senza eguali.

Lasciata la prospettiva aerea, intraprendiamo un lungo viaggio terrestre per raggiungere il nostro primo campo, stabilendoci per quattro notti nel superbo Pride of Africa Khwai River View Camp, un’oasi di tende di lusso affacciate direttamente sul fiume, centro d’aggregazione per eccellenza della fauna. In questo angolo remoto del Moremi, la qualità del cibo e del servizio si rivela stupefacente, arricchita da aree comuni impeccabili, un angolo lettura con punti di ricarica e un falò serale attorno al quale stringersi sotto le stelle.

Già durante l’avvicinamento da Maun, la savana ci aveva accolto con sguardi ravvicinati di giraffe e un enorme branco di elefanti, al cui centro si moveva un tenero cucciolo, protetto e attorniato da fratelli, sorelle, zie e dalla madre. La nostra immersione nel delta si fa totale tra antilopi, zebre, bufali, aquile, ghiandaie, elefanti e giraffe, prima di decollare definitivamente il pomeriggio del secondo giorno: grazie alla competenza dei nostri ranger, Mats e Sika, seguiamo le tracce di un leopardo fino a guadare un’enorme pozza d’acqua che supera il livello delle portiere della jeep, costringendoci a sollevare le gambe e a poggiare gli zaini sui sedili. Appena dieci metri oltre il guado, la magia si materializza: una madre leopardo e il suo cucciolo trascorrono con noi un’ora eterna di straordinaria complicità, con il piccolo che, ottenuto il via libera materno, si arrampica in cima a un albero per godersi una preda di impala, leccandosi i baffi con disarmante tenerezza e dolci occhi da peluche.

A seguire, i ranger dimostrano tutta la loro conoscenza, conducendoci nei pressi di una tana di iene nell’orario esatto in cui i cuccioli, protetti dalle madri, escono allo scoperto. Le giornate si susseguono tra un attacco di un elefante maschio, reduce da una sconfitta in un duello, che ci costringe a sfrecciare nella savana per seminarlo, e avvistamenti memorabili, come un ippopotamo che bruca atipicamente in mezzo alla savana aperta lontano dall’acqua (un rarissimo evento che le guide definiscono un five star sighting e che ho il privilegio di scovare per primo, da lontano) e un’intima escursione pomeridiana in mokoro, la barca tradizionale, oggi in fibra di vetro per salvaguardare gli alberi di ebano, scivolando nel silenzio più puro della natura, avvistando due grandi elefanti maschi e modificando la rotta per evitare un gruppo minaccioso di otto ippopotami all’orizzonte.

Le notti al Moremi sono una sinfonia costante e ininterrotta di richiami animali, suggellate da un evento notturno da antologia: la penultima sera al Khwai River View, dopo le 21:30, mentre siamo riuniti attorno al fuoco, lo schianto improvviso di un albero annuncia un’apparizione semidivina. Un elefante mastodontico, le cui zanne splendono al chiaro di luna, emerge dalla vegetazione a non più di quattro metri da noi, sovrastando le cime degli alberi. Poco più tardi, riaccompagnati alla tenda dai ranger, troviamo un altro imponente pachiderma intento a nutrirsi a soli due metri dalla veranda, da cui conserverò gelosamente alcune foglie come ricordo; una volta entrati nella tenda, viviamo un’ora indimenticabile: nel silenzio della notte, i passi pesanti dell’elefante che cammina sulla battigia del fiume replicano l’esatto, cadenzato timing del celebre tirannosauro di Jurassic Park. Un’alternanza di vibrazioni e pause silenziose capaci di evocare un brivido primordiale di pura adrenalina e beatitudine che riecheggerà per sempre dentro di me. L’ultima notte, la torcia del ranger taglia nuovamente il buio rivelando, a venti metri dalle nostre camere, una fila ordinata di sei ippopotami che avanzano solenni nelle acque basse dell’acquitrino, congedandoci da Moremi.

Il viaggio cambia pelle con un lungo trasferimento di un’intera giornata di puro safari, conducendoci nel diametralmente opposto scenario del Savuti, all’interno del Parco Nazionale Chobe. Qui la natura si fa savana pura e brutale, con distese sconfinate di secche radure, un contrasto totale con il cristallino paesaggio del delta. Ad accoglierci su una collinetta leggermente sopraelevata c’è il Pride of Africa Mobile Luxury Camp, immerso nel bel mezzo del nulla, a ore di strada dal più vicino villaggio. Qui le notti, a meno di dieci gradi centigradi, sono avvolte da un silenzio assoluto e surreale, interrotto solo da sporadici ruggiti in lontananza o da improvvisi versi di iene o antilopi. Sotto coperte pesanti, attendiamo la sveglia delle 6:00 (il celebre “knock knock good morning” pronunciato dalle guide) per consumare la colazione e partire per il safari mattutino, seguendo una giornata tipo che prevede il rientro per il pranzo, una breve pausa rigenerante e un nuovo fotosafari pomeridiano, fino all’imbrunire. Lo staff di entrambi i Camp brilla per cortesia, educazione e professionalità, coccolandoci con dettagli affascinanti e lontani dal nostro mondo occidentale, come le docce da campo, caricate al momento con acqua bollente, o i treppiedi con sacche di rete contenenti acqua pulita, posizionati davanti a ogni tenda per rinfrescare il viso e lavare i denti.

In questa terra spietata e magnifica viviamo oltre cinquanta avvistamenti ravvicinati di leoni: branchi, leonesse con i cuccioli e maestosi maschi solitari a pochissimi centimetri dalle jeep, colti mentre dormono, si muovono per cacciare o ci fissano negli occhi, regalandoci brividi d’eterno. Emblematica la spiegazione delle guide sul rispetto che questi predatori nutrono per il territorio umano, muovendosi guardinghi lungo la circonferenza esterna dei camp, senza mai violarne l’intimità.

L’apice d’adrenalina nel Savuti si compie il pomeriggio del secondo giorno, quando una segnalazione radio ci porta ai piedi delle colline rocciose: in mezzo a una dozzina di jeep e decine di sguardi attenti, ho il privilegio assoluto di scovare per primo un enorme leopardo maschio adagiato su una roccia, allertando immediatamente Victor e Mats e, di conseguenza, tutti gli altri ranger presenti. L’emozione tocca il cielo quando il felino si alza e, scendendo dal pendio opposto con grazia magnetica, sfila a un paio di metri dalla nostra jeep, permettendoci di scattare foto memorabili. Le giornate si arricchiscono di ulteriori immagini iconiche, a partire dalle giraffe che si abbeverano divaricando le zampe in posture geometriche, oltre a un ricco campionario di antilopi che include impala, steenbok, bushbuck, tsessebe, waterbuck, un raro roan maschio che sfila la nostra jeep in una spettacolare galoppata nella savana e maestosi kudu maggiori, di cui un grande maschio solitario dalle lunghe corna a spirale, oltre a gnu, babbuini, scimmie e bufali, e allo sguardo magnetico di un gufo nella boscaglia.

L’ultima parte del viaggio ci ricongiunge gradualmente a elementi artificiali lungo il fiume Chobe, dove incontriamo i primi villaggi e la prima strada asfaltata dopo oltre una settimana di sobbalzi e saltelli sterrati. Sul Chobe viviamo una crociera fluviale fenomenale: a pochi metri dalla barca incontriamo coccodrilli e ippopotami nell’acqua bassa, mentre un maestoso elefante maschio attraversa uno dei punti più larghi del fiume usando la proboscide come boccaglio, per poi riemergere sulla sponda opposta e sollevarla verso il cielo in un saluto solenne rivolto al branco di amici e familiari. Un altro enorme maschio cammina sulla battigia a un soffio da noi, regalandoci due minuti indimenticabili di potenza statuaria, prima che il fiume si infuochi nel tramonto più scenografico che abbia mai visto in vita mia, culmine dell’intero viaggio.

Il compimento finale del nostro cammino si manifesta l’ultimo giorno con la visita alle Cascate Vittoria nello Zimbabwe, un’esplosione di vapore e boati dove la natura dimostra tutta la propria potenza e bellezza, battezzandoci da capo a piedi sotto scrosci d’acqua che risalgono dal fondo per innalzarsi verso il cielo e ricadere in forma di arcobaleni sospesi nel vuoto.

Un viaggio trasformativo, totalizzante, vissuto per otto giorni consecutivi in un totale e salvifico isolamento, senza alcuna rete telefonica o connessione internet. Una disconnessione che ci ha ricondotto a ciò che conta davvero: il valore autentico dei rapporti interpersonali, il rispetto incondizionato per la natura, il fare squadra creando legami sinceri, riuniti attorno al fuoco per condividere aneddoti, barzellette e profonde riflessioni. Un viaggio che ci ha ricordato, con forza, quanto tempo prezioso perdiamo quotidianamente in balia di elementi superflui come i social o le piattaforme web, restituendoci l’essenza più meravigliosa dell’essere umani, nell’accezione più pura del termine.

Il mio ringraziamento più profondo va al nostro tour leader Victor e alle nostre straordinarie guide Mats e Sika, la cui commovente cortesia e sconfinata competenza professionale hanno reso questa esperienza senza precedenti; viaggiare in autonomia in questi santuari avrebbe compromesso la profondità del percorso esperienziale, perché solo chi custodisce l’anima e la conoscenza del territorio può dischiuderne i segreti più intimi. Infine, un abbraccio di gratitudine va a tutti i miei compagni di viaggio, per aver condiviso, insieme, un’esperienza di rara autenticità e reciproco arricchimento umano.

Daniele Cancelli, luglio 2026

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Un epico viaggio tra i Parchi Nazionali dell’India del Sud

Mudumalai Tiger Reserve🔹Bandipur Tiger Reserve🔹Nagarhole Tiger Reserve🔹Kabini River

Quando si parla di viaggi nella natura selvaggia, pochi luoghi al mondo possono vantare il fascino autentico e sfaccettato delle giungle dell’India meridionale. Un mosaico di ecosistemi rigogliosi dove la vita si manifesta in forme tanto varie quanto spettacolari; una sinfonia di colori, suoni e sensazioni che trasforma ogni istante in una suggestiva esperienza. È in questo scenario di rara bellezza che ho avuto il privilegio di immergermi durante un’indimenticabile settimana tra i parchi nazionali di Mudumalai, Bandipur e Nagarhole, sulle sponde del mistico fiume Kabini, meta finale dei flussi migratori degli elefanti.

Bangalore, porta dell’Eden

Il nostro itinerario ha avuto inizio a Bangalore, la vibrante metropoli tecnologica dell’India meridionale, rivelatasi ben più di un semplice punto di transito. L’aeroporto internazionale di Bangalore (raggiunto da Milano, con scalo a Doha) merita una menzione particolare: una struttura all’avanguardia che coniuga efficienza occidentale e raffinatezza architettonica, indubbiamente tra i più eleganti e funzionali terminal aeroportuali che abbia mai avuto modo di visitare.
Bangalore si è dimostrata la base ideale sia all’inizio che al termine dell’avventura, infondendo il giusto comfort urbano prima di immergersi nella selvaggia bellezza dei parchi nazionali e, successivamente, un piacevole ritorno alla civiltà dopo giorni di contaminazione totale nella natura. Il trasferimento da Bangalore verso il Parco Nazionale di Mudumalai, primo tassello del nostro safari, ha richiesto circa cinque ore di viaggio attraverso paesaggi che gradualmente si trasformavano in rurali, fino a divenire progressivamente più incontaminati: un’anticipazione delle meraviglie che ci attendevano.

La sinfonia della giungla: un tripudio di biodiversità

Ciò che rende questi parchi nazionali dell’India meridionale un unicum nel panorama delle destinazioni naturalistiche è l’incredibile concentrazione di biodiversità. In appena una settimana, il nostro safari ci ha regalato incontri che hanno di gran lunga superato le aspettative più audaci di un documentarista professionista.
Gli avvistamenti delle sette tigri solitarie, avvenuti in circostanze, momenti e territori differenti tra loro, hanno rappresentato alcuni degli apici più significativi dell’intero viaggio. Questi predatori unici si sono mostrati in tutta la loro regale bellezza, talvolta immobili nell’ombra della vegetazione, talvolta nell’atto di attraversare sinuosamente le distese della giungla. Alcuni degli avvistamenti, tra cui il primo in assoluto, sono avvenuti nei primi minuti dei safari mattutini, prima dell’alba, avvolti dal buio e dalla bruma notturna. Un’apparizione divina, come ultraterrena. Letteralmente, l’esperienza delle esperienze: suggestione, adrenalina e magia allo stato puro. Indimenticabili e iconici sono risultati gli incontri con quattro elusivi leopardi (una coppia mamma-cucciolo a Bandipur; due femmine solitarie in due luoghi distinti della foresta di Nagarhole). Avvistarli richiede una combinazione di esperienza, pazienza e una considerevole dose di fortuna, che i nostri impeccabili rangers hanno saputo coniugare magistralmente. Carpire le sfumature del rapporto tra la madre e il suo cucciolo, nel Parco Nazionale di Bandipur, è risultato sbalorditivo: un’alchimia indissolubile di amore, protezione e trasmissione di insegnamenti, di caccia e sopravvivenza.
La fauna pachidermica è stata costellata da circa cinquanta esemplari di elefanti (distribuiti sulla totalità dei tre parchi), osservati in una moltitudine di circostanze: dalle variegate mandrie familiari, ricche di cuccioli, mamme e zie, guidate da esperte e apprensive matriarche, fino ai solitari maschi adulti, imponenti nella loro mole e nel portamento imperiale, intenti a spezzare in due robusti alberi, come fossero fuscelli, al fine di assaporarne le foglie più alte. Uno spettacolo di rara intensità, un’autentica dimostrazione di strapotere e regalità.
L’elenco degli avvistamenti prosegue con numerosi sambar (maestosi cervi dalle corna ramificate) e migliaia di cervi pomellati (spotted deer o chital) che punteggiano con la loro elegante livrea la totalità delle radure della giungla, oltre ai più discreti, piccoli, timidi e indifesi barking deer. Inoltre, non possiamo dimenticare i possenti gaur (bufali indiani mastodontici, noti per l’impressionante massa muscolare), oltre a manguste, wild dogs, lontre, cinghiali, scoiattoli giganti e varie specie di primati che animano la sezione superiore della foresta.
Il firmamento alare di questi parchi nazionali merita un capitolo a parte: una moltitudine illimitata di volatili ha accompagnato le nostre escursioni, dalle maestose aquile (di cui abbiamo identificato ben quattro specie distinte) ai coloratissimi martin pescatori, dagli spietati avvoltoi ai leggiadri aironi, passando per upupe, anatre e galli selvatici. Per un appassionato di birdwatching, questi parchi rappresentano un autentico paradiso terrestre, un caleidoscopio di forme, colori e comportamenti che testimoniano l’infinita creatività dell’evoluzione.

Il teatro della natura: un palcoscenico di rara bellezza

Ciò che ha reso questa esperienza davvero unica non è stata solo la ricchezza faunistica, ma il contesto paesaggistico in cui essa è incastonata. Mai prima d’ora, neppure attraverso le lenti esperte dei più celebri documentaristi, avevo potuto ammirare giungle di tale bellezza.
I parchi nazionali di Mudumalai, Bandipur e Nagarhole costituiscono un mosaico di habitat diversificati. La vegetazione si presenta come un tripudio di verde in innumerevoli sfumature, arricchito da fioriture spontanee che aggiungono note di colore al quadro naturale. Alberi secolari si ergono come patriarchi silenziosi, mentre i cespugli creano vere e proprie barriere visive. I corsi d’acqua serpeggiano tra la vegetazione, convergendo in laghi placidi che riflettono il cielo e le chiome degli alberi in un gioco di specchi naturali.
L’intera esperienza è avvolta in un’atmosfera mistica, dove il tempo sembra rallentare per permettere una contemplazione più profonda e consapevole delle meraviglie naturali. Non è un’esagerazione affermare che questi ecosistemi rappresentano un sogno ad occhi aperti per qualsiasi appassionato di natura, un giardino dell’Eden dove l’equilibrio ecologico si manifesta in tutta la sua perfezione.

Il turismo naturalistico e l’eccellenza organizzativa

Un aspetto che merita particolare menzione è l’impeccabile organizzazione che caratterizza i tre parchi nazionali. A differenza di altre destinazioni naturalistiche, dove il turismo di massa rischia di compromettere l’autenticità dell’esperienza, qui si coglie sin dai primi istanti una gestione illuminata e consapevole.
Le jeep utilizzate per i safari appartengono tutte al Governo e sono mantenute in condizioni impeccabili dai rangers, che ne curano meticolosamente pulizia ed efficienza. Questi veicoli offrono una combinazione ideale di mobilità, comfort e massima visibilità, permettendo di muoversi agilmente sui sentieri della giungla senza disturbare gli animali.
I rangers stessi rappresentano l’elemento umano che fa la differenza: professionisti altamente qualificati, con una conoscenza enciclopedica della fauna e della flora locale, unita a un’abilità straordinaria nella guida off-road. La loro capacità di interpretare i segni della giungla, di anticipare il comportamento degli animali e di comunicare tra loro via radio per segnalare avvistamenti crea una sinergia che massimizza le possibilità di incontri significativi con la fauna selvatica.
È impressionante osservare con quale precisione coordinino i loro movimenti per raggiungere, nel minor tempo possibile, i luoghi dove sono stati segnalati animali di particolare interesse. Questa efficienza logistica, unita a un profondo rispetto per l’ambiente naturale, crea un’esperienza di safari che difficilmente trova eguali in altri contesti.

Ospitalità e comfort

L’esperienza di immersione nella natura selvaggia non ha determinato dei compromessi sul fronte del comfort e dell’ospitalità. Gli hotel selezionati per il nostro soggiorno si sono rivelati armoniosamente integrati nel contesto naturalistico circostante.
Strutture curate, pulite, pensate per le esigenze degli ospiti, caratterizzate da un design che dialoga rispettosamente con l’ambiente naturale, nel nome della sostenibilità. Gli hotel offrono un rifugio ideale dopo le intense giornate di safari; il personale si distingue per professionalità, cordialità e attenzione alle esigenze, creando un’atmosfera di autentico benessere.
Particolarmente apprezzabile è stata l’ampia gamma di servizi complementari offerti: dalle sessioni di birdwatching guidato alle visite agli elephant camp. Menzione speciale meritano i trattamenti ayurvedici e i massaggi, di assoluta qualità, che hanno rappresentato un perfetto contrappunto rilassante alle avventurose giornate nella giungla. Da segnalare la valorizzazione dei prodotti locali, in cucina e non solo.

La tempistica perfetta: il ritmo delle stagioni

Un elemento cruciale per la riuscita di un safari è la scelta del periodo. La nostra esperienza (dal 15 al 24 febbraio 2025) conferma che i mesi di gennaio, febbraio e marzo rappresentano il momento ideale per visitare questi parchi nazionali, costituendo una finestra temporale privilegiata nel ciclo stagionale del subcontinente indiano.
Questo periodo si colloca strategicamente a qualche mese di distanza dalla stagione dei monsoni, che termina generalmente a novembre. Durante e immediatamente dopo le piogge, la vegetazione rigogliosa e densa rende ben più complessi gli avvistamenti di fauna selvatica, oltre al fatto che frequentemente i safari vengono cancellati a causa delle condizioni meteorologiche avverse.
D’altro canto, i mesi primaverili precedono il picco della stagione secca (maggio), quando il paesaggio rischia di apparire bruciato e privo di quella rigogliosa vitalità che caratterizza invece il periodo da noi scelto. Gennaio, febbraio e marzo offrono quindi un equilibrio ottimale: vegetazione ancora verdeggiante ma non eccessivamente fitta, temperature gradevoli, totale assenza di piogge e condizioni ideali per l’osservazione degli animali, spesso concentrati presso le fonti d’acqua residue.

L’autenticità dell’esperienza: un turismo consapevole

Un aspetto particolarmente apprezzabile di questa destinazione è l’assenza di un turismo di massa incontrollato. Nonostante la popolarità tra i visitatori indiani e internazionali (principalmente britannici, statunitensi, francesi e australiani), i parchi mantengono un’atmosfera di inscalfibile autenticità.
Le rigorose politiche di gestione dei flussi turistici, unite a una diffusa cultura del rispetto ambientale, preservano l’integrità degli ecosistemi e garantiscono un’esperienza immersiva e genuina. La giungla non appare in alcun modo “assediata” o alterata dalla presenza umana, ma conserva intatta la propria essenza.
In questo contesto, provo un pizzico di orgoglio nell’aver contribuito, come pioniere per il turismo italiano attraverso l’agenzia ViaggIndia, alla scoperta di questo autentico paradiso naturalistico. Posso affermare con assoluta convinzione che nessun’altra giungla dell’India o del Nepal che ho avuto modo di visitare personalmente o di ammirare in documentario reggerebbe il confronto con la bellezza e l’integrità di questi parchi.

Un autista d’eccezione

Un elemento fondamentale che ha elevato ulteriormente la qualità complessiva dell’esperienza è stato il nostro autista, Vinod, che ci ha accompagnato durante l’intero itinerario. La sua professionalità, educazione, gentilezza, massima disponibilità e competenza alla guida hanno rappresentato un valore aggiunto prezioso.
Paziente e disponibile, attento alle nostre esigenze e desideri, ha saputo gestire con maestria i trasferimenti su strade impegnative, trasformando anche i lunghi spostamenti in momenti piacevoli di viaggio. La sua presenza discreta ed efficiente ha contribuito significativamente alla fluidità logistica dell’intera esperienza.

Epilogo: un’esperienza trasformativa

Concludendo questa narrazione di un viaggio che ha saputo coniugare avventura e comfort, emozione e contemplazione, desidero sottolineare come l’esperienza nei parchi nazionali di Mudumalai, Bandipur e Nagarhole rappresenti ben più di una semplice vacanza.
Si tratta di un’immersione totale in ecosistemi di bellezza e complessità, un’opportunità per riconnettersi con l’essenza della natura selvaggia e, al contempo, per riflettere sul valore inestimabile della biodiversità e sull’importanza della sua conservazione.
Per chi cerca un’esperienza naturalistica di livello superiore, lontana dai cliché del turismo di massa, questa regione dell’India meridionale rappresenta una destinazione imprescindibile, un santuario dove la vita selvaggia si manifesta in tutta la sua primordiale magnificenza.
Un viaggio nei parchi nazionali di Mudumalai, Bandipur e Nagarhole, sulle sponde del mistico fiume Kabini, non è semplicemente un’escursione: è un’iniziazione ai misteri della giungla, un’esperienza che lascia un’impronta indelebile nell’anima del viaggiatore, arricchendola di meraviglia, consapevolezza e profonda gratitudine per le bellezze del mondo naturale.
Grazie a Kesar Singh di ViaggIndia per essersi confermato il numero uno assoluto nel suo settore: ha pianificato e concretizzato un itinerario superlativo e, soprattutto, ha gestito in modo esemplare ogni tipologia di situazione, circostanza e criticità, con assoluta tempestività e professionalità. Semplicemente impeccabile, sempre.
L’agente turistico che chiunque sognerebbe di avere.

Daniele Cancelli, marzo 2025

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Sean Connery: l’omaggio al mio Mito, a un anno dalla scomparsa

Sean Connery ci ha lasciato. La leggenda del cinema, il James Bond per antonomasia, uomo inimitabile, si è spento all’età di 90 anni, dopo una lunga malattia. Un personaggio semplicemente ineguagliabile per charme, ironia, classe, portamento. Indimenticabile in innumerevoli ruoli cinematografici, con interpretazioni uniche.

Sean, da ragazzo, ha dovuto sporcarsi le mani come pochi altri, svolgendo lavori profondamente umili per cercare di impugnare il proprio destino e il proprio futuro, dando forma ai propri sogni, sino alla telefonata che diede inizio alla carriera Hollywoodiana.
Sean era capace di riflettere sul grande schermo ciò che era nella vita privata: uomo dalla personalità gigantesca, dal carattere abbagliante, capace di entusiasmare intere folle di ogni generazione, ammaliate di fronte alla grandezza della sua anima.
Un uomo di un tale carisma da andare a ridefinire profondamente la figura di James Bond, ben più seriosa nei romanzi di Ian Fleming, grazie ai suoi atteggiamenti di assoluta brillantezza, disinvoltura e umorismo, che hanno reso 007 un personaggio cinematografico trasversale, entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo di ciascuno di noi. Oltre al ruolo dell’iconica spia inglese, ricordiamo interpretazioni capolavoro in film come “The Rock”, “Il Nome della Rosa”, “Scoprendo Forrester”, “Mato grosso”, “Sol Levante” e “Gli Intoccabili”, che gli valse l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Sono cresciuto, sin da bimbo, guardando con occhi incantati tutti i suoi film, imparandone a memoria le battute, carpendone gesti, atteggiamenti, modi di porsi; ho passato ogni anno della mia vita ammirandolo incondizionatamente, volendogli bene come se fosse un concreto affetto personale della mia esistenza, sognando utopisticamente di essere come lui.
Il più grande pregio di Sean credo fosse proprio questo: tracciare negli occhi e nelle anime di chi lo osservava una tale ammirazione da influenzarne il modo di comportarsi, di apparire, di essere.
Sean Connery ha significato tantissimo nella mia vita, determinando parte di ciò che sono.

Non ti dimenticheremo mai Sean, grazie di tutto.

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La vita è adesso: riscopriamo la felicità con l’estate dopo la pandemia

Dopo mesi laceranti è arrivato il momento di assaporare di nuovo ciò che di meraviglioso la vita ci offre ogni giorno, facendo sì che l’estate ci entri nei polmoni e nei cuori, vivendo queste settimane come una sublime liberazione da tutto quello che abbiamo patito, subìto, sofferto, vissuto.

L’estate è un sentimento, un’emozione che percepiamo sulla pelle, che ci dona giornate più lunghe, più ricche, più coinvolgenti. È la stagione degli aperitivi in riva al mare, delle camicie di lino sventolanti, degli amici riscoperti; stagione di gelati che si sciolgono al sole, di bagni a mezzanotte, di panorami mozzafiato da vette e scogliere; è la stagione in cui si viaggia con treni, aerei, auto, biciclette e fantasia; stagione di innamoramenti, di primi baci, di salsedine sul viso, di passeggiate di prima mattina verso montagne così alte da abbracciare il cielo; di radio accese a tutto volume, di cuori bagnati di lacrime per una storia che sarebbe dovuta finire in modo diverso.

Non importa quanto tempo ci concedano lavoro, impegni e studio, facciamo sì che quel tempo sia valorizzato, goduto, vissuto davvero. Non facciamoci prosciugare di energie e serenità da ciò che colora di grigio le nostre giornate. Viviamo questa stagione con la consapevolezza che sarà unica nel suo genere, perché alzarsi da terra, anche di solo qualche centimetro, dopo aver toccato il fondo, è una sensazione meravigliosa. Facciamo sì che sia un’estate indimenticabile, perché oggi, come non mai, “La vita è adesso”.

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Auguri Claudio, patrimonio dell’emotività collettiva

Tanti Auguri Claudio! Compie 70 anni un vero e proprio patrimonio dell’emotività collettiva: cantautore, artista, uomo che ha sprigionato, dai propri pensieri, testi, note e composizioni, una luce unica, capace di irradiare tre generazioni. Baglioni ha cantato la propria vita, entrando nelle vite degli altri; ha saputo creare immagini, storie e panorami di una potenza evocativa unica, capace di insidiarsi nel profondo di cuori e menti, lasciando il proprio marchio nella cultura popolare del nostro Paese.

Con un timbro vocale semplicemente inconfondibile, Claudio Baglioni ha tracciato una carriera costellata di successi straordinari, a suon di record assoluti (1985, “La vita è adesso“, 4,5 milioni di copie vendute in Italia, 27 settimane consecutive primo in classifica; 1998, Stadio Olimpico di Roma, 90mila persone in un solo stadio; Capodanno 2000, 300mila persone a Piazza San Pietro; oltre 60 milioni di dischi complessivi venduti nel nostro Paese, più di 2mila concerti).

Tuttavia, il valore artistico e umano di Claudio non si misura dai record raggiunti, ma dalle emozioni che ha saputo generare: ha raccontato slanci, sofferenze, sentimenti, amori, amicizie, illusioni e disillusioni, in modo tanto reale e pragmatico quanto magico e sognante, sapendo toccare in noi corde uniche, nascoste, intime; Baglioni ha creato e propagato un linguaggio universale capace di colpire, con meravigliosa precisione, le coscienze di chi lo ascoltasse.

Dagli Anni Settanta ad oggi, l’Italia ha attraversato 50 anni di mode e rivoluzioni culturali: le canzoni di Claudio Baglioni ci sono sempre state… Un fil rouge fatto di pietre miliari, capaci di vincere il tempo.

Le parole di Claudio volano tra le ore delle nostre giornate, ci tornano in mente quando ci troviamo di fronte a una decisione da prendere, proviamo un’emozione nuova, compiamo un gesto di altruismo, guardiamo negli occhi chi amiamo, ci innamoriamo, consoliamo un amico o abbiamo il cuore stanco per delusioni, tormenti e malinconie.

Chi ascolta Baglioni, quando prova un’emozione, sensazione o suggestione, la vive in modo più totale, la interpreta in modo più profondo, la percepisce in modo più travolgente, poiché, dell’amore e della vita, conosce più sfaccettature, colori e profumi. Noi, decine di milioni di fan in giro per il mondo, non smetteremo mai di ringraziare Claudio per tutto ciò che ha saputo trasmetterci: ciascuna nostra avventura e disavventura emozionale ha Claudio Baglioni come sfondo e sottofondo… Una colonna sonora che accompagna, inesorabile, le sceneggiature delle nostre vite.

Tanti auguri Claudio e, ancora, grazie, perché come pochi altri affetti speciali della mia vita, mi hai insegnato ad amare e vivere.


Trovi l’articolo anche sulla pagina ufficiale http://www.doremifasol.org al seguente link: https://www.doremifasol.org/news/2021/05/20/claudio-baglioni-patrimonio-dellemotivita-collettiva/

E in molti altri siti nazionali

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Cuori temprati e occhi bagnati: l’amore ai tempi del Covid

Innamorarsi è una delle note più incantevoli dello spartito della nostra vita; ci sembra di vivere un sogno ad occhi aperti, amori tanto intensi da sentir l’esigenza di alzare lo sguardo con l’astratto desiderio di ringraziare, poiché quella magia sta proprio capitando a noi.

Contestualizzare queste meravigliose emozioni nel 2020 è moralmente estenuante, poiché il Covid ci ha prosciugato l’anima. Portiamo con noi vuoti incolmabili per addii a persone care che hanno raggiunto il cielo, abbiamo perso posti di lavoro, abbiamo rinunciato a viaggiare, vedere amici fraterni, praticare gli sport che amiamo e, infine, ciascuno di noi si è trovato costretto a rinunciare alla persona che occupa il tassello più coinvolgente dei nostri cuori: la ragazza di cui sono innamorato, le ragazze di cui siete innamorati. Milioni di storie d’amore sono messe a dura prova da quella distanza maledetta, prima irrilevante, oggi incolmabile. Siamo chiusi nelle nostre case, nei nostri comuni, nelle nostre regioni, nelle nostre solitudini, non potendo raggiungere la persona che dava un senso alle nostre giornate.

Alleviamo la distanza con telefonate e videochiamate, ma la tristezza, anziché dissolversi, si consolida. Sentirsi o vedersi attraverso un display è come ammirare un panorama mozzafiato da una cartolina o poter appena bagnare le labbra da una sorgente d’acqua cristallina. La nostalgia ci bussa alla porta in ogni sua sfumatura, quella nostalgia che ci accompagna, come un’ombra, nelle nostre piatte giornate. Ci mancano mille sensazioni, profumi e colori, con tanta amarezza addosso; amarezza di non poterle più consolare, senza distogliere lo sguardo dai loro volti; nostalgia di non poterci più sciogliere come ghiaccioli al sole nel vederle sorridere e stupirci ogni volta che ci perdiamo nei loro occhi. Ci manca vedervi ridere, ballare, truccarvi, commuovervi, provare vestiti, ci manca prendervi per mano, abbracciarvi, stringervi forte. Non possiamo più progettare, condividere, sognare insieme, trovati costretti a trasformare i nostri orizzonti oceanici in misere pozzanghere ingrigite. Ci scopriamo fermi a fissare il vuoto, volgendo in buio il mondo che ci avvolge.

È un periodo dannatamente complicato, per cui dobbiamo tirare fuori ogni granello di forza che possediamo, trasmettendo loro serenità, sicurezza, amore, stabilità… È in queste circostanze che si pesano le anime degli uomini. Possiamo solo, feriti e stanchi, vivere queste nostre storie, sino all’ultimo istante, dando tutto noi stessi, sperando in un domani migliore, perché “È meglio amare e perdere, che vincere e non amare mai”.

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Nonno se n’è andato, la mia famiglia s’è ammalata: spero che ora apprezzeremo le piccole cose

Il Coronavirus ci ha consegnato delle storie struggenti, capitoli drammatici di sconfinata umanità, capace di abbattere muri e oltrepassare ostacoli; trame che, a differenza di cifre di morti e di contagi, non finiranno sui libri di storia, ma andranno a tracciare un segno nelle anime di tutti coloro che hanno provato l’atroce esperienza di viverle.

Personalmente, aver perso mio nonno, straordinaria figura della mia vita, e aver visto la mia famiglia, interamente malata, soffrire ogni giorno tra febbre e tosse, devastata nel fisico e nel cuore, è stato straziante. Abbiamo trascorso settimane difficilissime, tra dolore, tristezza, malinconia e angoscia; giornate di medicine, misurazioni e telefonate dall’ospedale.

Ma c’è sempre un gancio di speranza, ottimismo e voglia di futuro a cui aggrapparsi. Questo periodo deve essere motivo di arricchimento morale per tutti noi, un cruento fatto di vita che non può aver lasciato indifferenti i cuori delle persone.

Molti che pregavano di trovarsi in un mondo diverso, in realtà avevano solo bisogno di occhi diversi per guardare il mondo; ragazze e ragazzi che finalmente, anche solo per un istante, si sono discostati dal dare importanza ai beni materiali, impegnandosi a confortare un parente straziato anziché pensare all’ultimo modello di cellulare, o facendo una telefonata per farsi sentire vicino a un amico in difficoltà, piuttosto che attendere con ansia l’imminente, alcolico, sabato sera. Rivedere padri e madri di famiglia riassaporare finalmente l’essenza della propria esistenza, rispolverando il rapporto coi propri figli; riscoprire famiglie aperte al dialogo e non ovattate davanti a schermi di cellulari e televisori. Spero e credo che questo dramma mondiale abbia portato finalmente a capire, a più persone possibili, di come la vita sia fatta di valori e non di cose di valore.

Mi auguro che da oggi in poi apprezzeremo maggiormente le piccole cose, sfoggeremo il nostro sorriso ben più spesso di quanto facessimo prima, saremo più disposti a far star bene gli altri, con un gesto di altruismo, una parola giusta al momento giusto o una pacca di solidarietà sulla spalla di un amico.

Stiamo vivendo emozioni che non ci abbandoneranno mai, che saranno sempre parte di noi; emozioni attraverso cui dobbiamo crescere… Abbiamo il dovere morale di farlo.

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Vita, viaggi, pensieri e riflessioni

“Non perdete mai fiducia nel futuro”

Credo che la dote più ammirevole dell’esistenza di ogni essere umano sia la tenacia nel ricercare la felicità. Ognuno di noi percorre una propria strada, chiamata vita, tracciata da un segmento meraviglioso, dipinto di esperienze ed emozioni. Per poter raggiungere la felicità, però, non è unicamente importante ciò che il destino ha in serbo per noi, ma, soprattutto, risulta fondamentale la capacità di saper essere felici, volendo il bene di sé stessi e delle persone verso cui proviamo amore e affetto. Durante la nostra vita, però, ci troviamo di fronte a imprevisti, difficoltà, sconforti e lutti che destabilizzano la serenità di ciascuno di noi: situazioni, avvenimenti e dinamiche impronosticabili che piombano prepotentemente nella nostra esistenza e, ostinatamente, non ci vogliono abbandonare.

Nel dicembre 2011 mi sono ammalato di mononucleosi, una patologia di entità generalmente modesta e innocua, che, però, può manifestarsi attraverso forme dannatamente gravi, dalle strazianti conseguenze. Nel mio caso, purtroppo, la malattia si è presentata sotto le peggiori vesti possibili: ho passato 30 mesi della mia vita con la febbre, inesorabilmente superiore almeno al 38, costretto a restare chiuso in casa e ad uscire solo per visite mediche ed esami del sangue. Sono stato, naturalmente, costretto a smettere di fare sport (folle passione della mia vita) e ho dovuto rinunciare a provare nuove esperienze, conoscere persone, vivere fresche emozioni. Per colpa della malattia, non potendo frequentare la scuola, ho dovuto affrontare una situazione che non avrei mai anche solo potuto immaginare di pronosticare: essere bocciato. Io, proprio io, “il ragazzo modello, primo della classe”, abituato a ricevere solo elogi da insegnanti, parenti e conoscenti, mi ritrovavo chiuso in casa, inerme, senza una vita sociale e con 2 anni scolastici da recuperare. Durante questo lungo periodo, però, non mi sono mai abbattuto, ho sempre nutrito la speranza di guarire presto, di guardare avanti e di vivere con positività, cercando, attorno a me, dettagli, sfaccettature e circostanze che mi potessero rendere felice, nonostante la luce alla fine del tunnel non si scorgesse affatto. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la mia famiglia, che ogni giorno, con piccoli e grandi gesti, non mi ha mai fatto perdere il sorriso e la gioia di vivere. Durante l’estate 2014 le difese immunitarie hanno cominciato finalmente a ristabilizzarsi, l’organismo ha iniziato progressivamente a riprendersi e la febbre a scomparire.

Dopo questa straziante esperienza mi sono reso conto di come la felicità, nella vita di tutti i giorni, sia tutt’altro che scontata: dovremmo soffermarci ad apprezzare le piccole cose, i sorrisi, i gesti di altruismo e di condivisione, riflettendo su cosa sia realmente importante. Io per due anni e mezzo ho ritenuto un privilegio inarrivabile ciò che per molti risultava essere la banale quotidianità, ovvero il poter vivere ogni giorno senza profonde restrizioni che mi negassero tutto ciò che le persone “normali” fossero in grado di fare. Oggi ho, da pochi giorni, concluso l’esame di maturità, con un risultato che mi inorgoglisce nel profondo; ho una vita splendida, una famiglia meravigliosa, amici irrinunciabili e da marzo 2017 ho il privilegio di scrivere per Bergamonews, trasmettendo la mia passione per il calcio, per la Formula 1 e per la Ferrari.

Ho raccontato un frammento della mia storia per dirvi che gli ostacoli sono fatti per essere oltrepassati e i muri per essere abbattuti, credete sempre in voi stessi, abbiate fiducia nel futuro, vivete ogni difficoltà con tenacia, ambizione e speranza, con la consapevolezza che “se lo puoi sognare, lo puoi fare”.


13/08/2018

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